giovedì 30 maggio 2013

Pubblicato un libro sull'attore toscano Carlo Monni





A pochi giorni dalla sua improvvisa scomparsa, esce domani (venerdì 31 maggio) l’ultimo libro di Carlo Monni scritto da Sandro Bartolini, dal titolo “Baciami francese. Le avventure del giovane Carlo Monni”, per i tipi di Maria Pacini Fazzi Editore di Lucca.
Un libro sfizioso e originale in cui l’artista aveva voluto raccontare nel suo solito modo scanzonato e irriverente come, in gioventù, avesse deciso di “principiare a fare il raccontatore solista sui palcoscenici”, un autoritratto originale e ironico che oggi, a poche ore dalla sua scomparsa, si colora di una nota in più di malinconia.

“Con l’autore, attendevamo con entusiasmo e trepidazione questa imminente uscita che ora di certo si colora di una tristezza incolmabile. Si colora di tristezza l’inizio della serie di eventi promozionali in programma che sarebbe stato certamente colorato dalla fantasia del grande attore e che purtroppo oggi prende un sapore amaro.”, afferma Francesca Fazzi, co-titolare della casa editrice.

“Prima di partire per Roma con la combriccola che voi sapete, Roberto Benigni, Donato Sannini e Aldo Buti, avanti il disperato ritorno, solo soletto solitario, il qui presente spensierato signore, ebbe una lunga esperienza di lavoro internazionale  ‒  dice Monninell’incipit del libro ‒  E udite! Udite! Prima di conoscere il mondo, mi formai tra i fossi e i campi, pieni di pruni, erbacce, ortica, bietola, cardellini e beccafichi, scriccioli e pettirossi, mota e bottino, seguendo i consigli del mio babbino”.

Dal primo lavoro nel padule di Campi Bisenzio, dove si recava ogni giorno con la sua “mitica Dyane Citroën sei cavalli”, al villaggio di vacanza di Cecina, dove diventò “il più grande pizzaiolo della costa tirrenica”, fino all’avventura parigina, a seguito della quale ebbe l’illuminazione sul proprio futuro: “Io, Carlo Monni, nato a Champs sur le Bisance, un passo alla volta, senza rendermene conto, diventai attore, un capo-comico, un istrione, un animale, una bestia da palcoscenico. Oggi, nel nuovo secolo, passeggio per i teatri con Boccaccio e Dante, declamo di Farinata degli Uberti e del tenero ed incommensurabil amore di Paolo e Francesca. Mi vesto nei camerini, ansimo sui palchi per Pinocchio, con Ceccherini e Paci. Recito le Compilation 1-2-3, Falstaff e gli allegri compari dell’osteria del cinghiale, Dino Campana, il Lamento di Cecco da Varlungo e Benvenuti in
casa Gori. Ogni mattina, col sole o con l’acqua, scendo dal tram, alla fermata Paolo Uccello e se mi volto, vedo la cupola del Brunelleschi, laggiù in fondo, nel mezzo al mare di Firenze. Macino chilometri, alle Cascine, compro pane e verdure in Oltrarno. Giro per i teatri, i bar, le feste, le piazze. Amo la compagnia degli amici, delle donne in miglior grado.Soffro, sbraito, mi lamento, rivolto le budella, piango, rido, mi sganascio! È per la vita, triste e allegra, che mi vanto. Amoreggio! Mangio e bevo! E canto!”

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