mercoledì 17 agosto 2016

A Firenze : ‘’ Uscio e bottega. Residenza e galleria dei Medici nel Cinquecento’’

Il museo di Palazzo Vecchio e gli Uffizi per la prima volta uniti in un unico percorso, grazie a un’iniziativa rivolta ai bambini delle scuole fiorentine. Riguarderà i ragazzi delle classi quarte e quinte della scuola primaria e le prime della secondaria di primo grado. In pratica ogni lunedì, nel giorno di chiusura della Galleria, sono previsti due laboratori (uno la mattina e uno al pomeriggio) di due ore e mezzo ciascuno che inizieranno a Palazzo Vecchio e si concluderanno agli Uffizi. A Palazzo Vecchio gli studenti approfondiranno la vita dei Medici, dai loro appartamenti al Salone dei Cinquecento, mentre agli Uffizi potranno approfittare del museo chiuso per visitare in tutta tranquillità – e in versione “esclusiva” – il Primo Corridoio con le sue sale afferenti e laTribuna.

Il progetto sarà inserito nelle “Chiavi della città” e servirà ad approfondire arte, storia e consuetudini della corte medicea del XVI secolo. È sempre un dispiacere, infatti, trovare le porte sbarrate tra due palazzi che invece anticamente erano stati uniti. Diamo avvio così a una sperimentazione che sarà introdotta a partire dal prossimo ottobre, grazie a cui per la prima volta apriamo queste porte e ci auguriamo che sia il preludio di una collaborazione sempre più proficua e sempre più stretta tra Comune (Palazzo Vecchio) e Ministero dei beni culturali (Uffizi).




lunedì 15 agosto 2016

Quando il cosmo ci fa sentire piccini, piccini.

Buon ferragosto !





Questa drammatica esplosione di colori mostra un oggetto cosmico con una storia altrettanto drammatica. Avvolta tra fluttuanti nubi di gas e polveri che formano una nebulosa conosciuta come M1-67, si trova una stella luminosa di nome Gallina 2-427, altrimenti nota come WR 124.

Si tratta di una stella Wolf-Rayet, un raro tipo di stella nota per avere temperature di superficie molto elevate, oltre 25 000ºC ( paragonati ai 5500ºC del Sole )e la massa enorme. WR-124 è responsabile della creazione dell'intera nebulosa, fotografata in dettaglio bella dalla NASA / ESA per mezzo del Hubble Space Telescope . La stella  ha  prodotto il materiale che comprende M1-67 nello spazio circa 10 millenni fa - forse in molteplici esplosioni - in modo da formare un anello in espansione di materiale espulso.

Da allora, la stella  ha continuato a inondare la nebulosa con enormi ciuffi di gas e radiazioni ionizzanti attraverso i suoi forti venti stellari, modellando la sua evoluzione. M1-67 è più o meno a forma di anello, ma manca di una struttura chiara , è essenzialmente una collezione di grandi, enormi, nodi di gas surriscaldato tutti raggruppati attorno ad una stella centrale.
Gallina 2-427 e M1-67 si trovano a 15 000 anni luce di distanza nella costellazione della Sagitta (freccia). Questa immagine utilizza i dati nella luce visibile raccolti da Wide Field Planetary Camera 2 di Hubble, ed è stata pubblicata nel 2015 .


Fonte:  ESA

giovedì 11 agosto 2016

Aggiornamenti sul sito di atterraggio di Schiapparelli



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Tumore alla cervice: più precoce la diagnosi con nuovi strumenti




Il tumore alla cervice è il secondo tipo più diffuso di cancro tra le donne, subito dopo quello alla mammella, ed è tra le maggiori cause di mortalità femminile. Alla base della malattia, un aumento della sintesi di proteine, lipidi e acidi nucleici, pre-condizione per la rapida proliferazione delle cellule tumorali.

Per studiare nel dettaglio come captare precocemente questi primi segni, un gruppo di ricerca italo-britannico, che coinvolge l’Istituto di struttura della materia del Consiglio nazionale delle ricerche (Ism-Cnr) di Roma Tor Vergata, ha impiegato per la prima volta presso Daresbury (Inghilterra) lo Scanning near-field optical microscopy (Snom), un microscopio ottico a scansione a campo vicino, insieme con un Infrared free electron laser (Ir-Fel), un laser a elettroni liberi a raggi infrarossi. La ricerca è pubblicata su Scientific Reports.

“Siamo riusciti a dimostrare che la combinazione del microscopio con il laser a raggi infrarossi permette di distinguere il tessuto sano da quello dove è presente il carcinoma fin dal primissimo insorgere della malattia e fornisce informazioni chimiche importanti per il rilevamento di anomalie delle cellule del collo dell’utero e per la diagnosi del cancro a risoluzioni spaziali anche minime, oltre gli 0.2 micron”, spiega Antonio Cricenti, ricercatore di Ism-Cnr. “La tecnica Snom-Ir-Fel, di estrema precisione, può essere utilizzata per identificare la posizione all’interno delle cellule di biomarcatori, molecole che permettono di individuarle e isolarle, portando ad una maggiore comprensione dello sviluppo del cancro e consentendo di identificare le esatte posizioni nelle quali agire con la terapia”.

Le capacità dello strumento, però, non si fermano qui. “Il microscopio Snom, sviluppato presso l’Ism-Cnr di Roma Tor Vergata, è stato incorporato anche ad un microscopio ottico invertito, che utilizza una sorgente di luce dall’alto anziché dal basso come nel consueto microscopio, per individuare cellule specifiche di interesse sul campione. La combinazione delle due tecnologie ha permesso allo Snom di scansionare e ottenere le immagini delle cellule cervicali catturate dal microscopio invertito”, conclude il ricercatore.

Il progetto, finanziato in Gran Bretagna dal Science and Technology Facilities Council (Stfc) negli ultimi cinque anni, sarà presto seguito da una nuova programmazione, appena approvata dall’Engineering and Physical Sciences Research Council (Epsrc), indirizzata alla costruzione di un’altra sorgente infrarossi.

fonte: cnr

martedì 9 agosto 2016

Un piccolo organismo per prevenire la morte dei neuroni

Uno studio dell’Ibbr-Cnr di Napoli ha permesso di analizzare, in vivo, gli eventi che precedono la morte neuronale, alla base di malattie come la Sma (Atrofia mscolare spinale). Fondamentale l'intercambiabilità tra alcuni meccanismi genetici umani e del Caenorhabditis elegans.La ricerca è stata pubblicata su Humanmolecular genetics.

L’atrofia muscolare spinale (Sma) è una malattia neurodegenerativa rara  che colpisce le cellule nervose delle corna anteriori del midollo spinale da cui partono i nervi diretti ai muscolie che trasmettono i segnali motori (detti anche motoneuroni). E' tra le più comuni cause di mortalità infantile, colpendo un neonato ogni 6.000-10.000 in tutto il mondo. È caratterizzata dalla morte di alcuni neuroni motori del midollo spinale ed è causata dalla mancanza del gene Smn1 il cui ruolo è quello di codificare la proteina di sopravvivenza dei motoneuroni.  Non esiste  ancora per questa malattia una terapia efficace, per questo sono di fondamentale importanza gli studi di ricerca di base su questo gene . Ricercatori dell’Istituto di bioscienze e biorisorse del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibbr-Cnr) di Napoli hanno analizzato, per la prima volta, gli eventi iniziali che accadono durante la morte neuronale quando manca il gene Smn1.



“I nostri studi ci hanno permesso di dimostrare che la mancanza di Smn1 scatena un meccanismo di morte programmata, chiamata apoptosi”, spiega Elia Di Schiavi dell’Ibbr-Cnr, morte che, però, può essere contrastata in vari modi. “Abbiamo dimostrato l’intercambiabilità tra il gene umano e quello di Caenorhabditis elegans, un verme nematode, lungo circa 1 mm, che vive nel suolo, in regioni temperate e costituisce un importante modello genetico per l’analisi dei processi neuro-degenerativi. Attraverso la sostituzione del gene di C. elegans con quello umano siamo riusciti infatti a prevenire la morte dei neuroni. Inoltre, è stato possibile prevenire la neuro-degenerazione utilizzando un farmaco, l’acido valproico, già impiegato in trials clinici su pazienti affetti da Sma. Studiare quello che succede in C. elegans ha quindi un impatto ed è rilevante anche per capire la funzione del gene umano, la cui mancanza provoca la Sma”.


Lo studio mostra però altri modi per evitare la neuro-degenerazione nel C. elegans. “Per prevenire la morte neuronale gioca un ruolo importante anche un altro gene, Plastin3, la cui presenza permette in parte di scongiurare la morte dei neuroni”, prosegue il ricercatore dell’Ibbr-Cnr. “Questi esperimenti spiegano a livello molecolare il dato clinico secondo cui i pazienti che dispongono di maggiori quantità di Plastin3 hanno una forma meno grave della malattia”.
“C. elegans, seppur evolutivamente distantissimo dall’uomo, possiede molti geni che svolgono una funzione simile nell’essere umano”, conclude Di Schiavi. “La nostra ricerca ci ha permesso di scoprire che tra questi geni che hanno una conservazione funzionale c’è anche il gene Smn1”.
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martedì 2 agosto 2016

Gli antibiotici sono un presidio prezioso contro le infezioni batteriche ma sono inutili nel caso di infezioni esclusivamente virali



I risultati di una recente ricerca realizzata da studiosi della Standford University School of Medicine pubblicata in luglio sulla rivista Science Translational Medicine sembrano alimentare questa speranza

Robust classification of bacterial and viral infections via integrated host gene expression diagnostics

Timothy E. Sweeney1,2,*, Hector R. Wong3,4 and Purvesh Khatri1,2,*
Science Translational Medicine  06 Jul 2016:
Vol. 8, Issue 346, pp. 346ra91

Abstract
''Improved diagnostics for acute infections could decrease morbidity and mortality by increasing early antibiotics for patients with bacterial infections and reducing unnecessary antibiotics for patients without bacterial infections. Several groups have used gene expression microarrays to build classifiers for acute infections, but these have been hampered by the size of the gene sets, use of overfit models, or lack of independent validation. We used multicohort analysis to derive a set of seven genes for robust discrimination of bacterial and viral infections, which we then validated in 30 independent cohorts. We next used our previously published 11-gene Sepsis MetaScore together with the new bacterial/viral classifier to build an integrated antibiotics decision model. In a pooled analysis of 1057 samples from 20 cohorts (excluding infants), the integrated antibiotics decision model had a sensitivity and specificity for bacterial infections of 94.0 and 59.8%, respectively (negative likelihood ratio, 0.10). Prospective clinical validation will be needed before these findings are implemented for patient care.''




L'interessante ricerca sembra avere trovato il semplice modo ( analisi del sangue) di valutare se  un paziente è affetto da infezione batterica o virale. Un dato fondamentale per la successiva scelta terapeutica del medico curante . E' ormai noto a tutti che gli antibiotici uccidono i batteri ma non riescono a bloccare la replicazioe virale, anzi l'utilizzo dell'antibiotico durante un'infezione virale può favorire la comparsa di ceppi batterici resistenti. Il test ideato da un gruppo di ricercatori della Stanford  University Scholl of  Medicine si basa sulla diversa risposta immunitaria dei batteri e dei virus che attivano diversamente sette geni producendo quantità diverse di specifice molecole.

Calcolando il preciso numero di molecole prodotte  nel sangue del paziente, il test è in grado di dire, dopo circa sei ore, se l'infezione è batterica o virale.
Questo test permetterà così al medico di non somministrare antibiotici inutili e dannosi, per le possibili resistenze, a pazienti affetti da esclusive  infezioni virali. Se però si tratta di un'infezione batterica grave le sei ore impiegate per il test possono essere troppe. Per questo motivo i ricercatori stanno studiando  test che diano una risposta in un'ora.